La Vernaccia di San Gimignano

“L’unica Regina Bianca nella terra dei Re rossi.”

La Vernaccia di San Gimignano ha un racconto molto antico;
nata tra le colline toscane e già citata nei documenti del Duecento, era un vino presente sulle tavole di mercanti, nobili e poeti per accompagnare banchetti importanti e conversazioni colte.
Poi, come spesso accade alle storie antiche, arrivò un tempo di silenzio, in cui la Vernaccia sembrò perdere la sua voce.
Fu così fino al secondo dopoguerra;
tra vigne curate con pazienza e mani che non avevano dimenticato, la Vernaccia tornò a farsi sentire e l’anno 1966 segnò una svolta: fu il primo vino italiano a ottenere la DOC, un riconoscimento che aveva finalmente il sapore di riscatto.
Da lì in avanti, la sua rinascita fu lenta ma costante, fino alla consacrazione con la DOCG nel 1993.
Nel 1972 nacque Il Consorzio della Vernaccia di San Gimignano; un organismo che riunisce i produttori di questo vino con l’obiettivo di tutelarlo, promuoverlo e garantirne la qualità in Italia e all’estero, attraverso eventi, fiere e attività di comunicazione;
come un “custode collettivo” protegge la tradizione della Vernaccia, ma allo stesso tempo ne accompagna l’evoluzione nel mondo contemporaneo.
Oggi i produttori la interpretano con rispetto e curiosità, cercando un equilibrio tra tradizione e innovazione. Nei calici si ritrova ancora quella freschezza viva, quella nota leggermente sapida che racconta la terra da cui nasce, ma anche nuove sfumature più complesse e più moderne.
Per celebrare questa “regina bianca in terra di rossi” come ama definirsi, è stato organizzato, in collaborazione con AIS LOMBARDIA  un tour che ha toccato diverse città italiane con banchi d’assaggio a cui hanno partecipato:
-Casa alle Vacche
-Casa Lucii
-Il Colombaio di Santa Chiara
-Il Palagione
-La Lastra
-La Roccaia
-Mormoraia
-Panizzi
-Pietraserena
-Poderi Arcangelo
-San Benedetto
-Signano
-Teruzzi
-Tollena


Il disciplinare della Vernaccia è molto rigido, poiché impone la presenza minima di Vernaccia in percentuale dell’85% ed il restante 15% può essere composto da uve toscane autorizzate dalla denominazione.
La maggior parte delle aziende usa la Vernaccia in purezza per garantirne una maggiore autenticità.
Spesso viene effettuata una vendemmia anticipata per conferire al vino la giusta acidità e mineralità e un buon equilibrio degli zuccheri.
Ogni azienda ha portato tre versioni di Vernaccia, da quella più recente alla Riserva per confrontarne l’evoluzione.
Nel bicchiere questa verticale ha sorpreso tutti, presentando nelle annate più giovani aromi fruttati, agrumati e fiori bianchi, per poi evolvere nella Riserva a frutti maturi, miele o mandorla.

Per info qui:
www.vernaccia.it

I

Lascia un commento