Se si pensa ai grandi rossi italiani, uno dei primi nomi che viene in mente è il Sassicaia, vino che ha portato la storia di Bolgheri nel panorama enologico internazionale. La sua è però una vicenda relativamente recente rispetto alla notorietà che oggi lo circonda.
Per lungo tempo, infatti, Bolgheri è stata una terra agricola senza particolari ambizioni enologiche.
I vigneti presenti davano vita a vini semplici: rossi ottenuti da Sangiovese, Canaiolo e altre varietà locali, spesso rustici e destinati al consumo quotidiano, oltre a bianchi leggeri prodotti con Trebbiano e Malvasia. Nulla lasciava immaginare che quella fascia costiera sarebbe diventata uno dei nomi più prestigiosi del vino italiano.

La svolta arriva nel secondo dopoguerra con Mario Incisa della Rocchetta, aristocratico e agronomo piemontese, grande appassionato dei vini di Bordeaux. Trasferitosi in Toscana dopo il matrimonio con Clarice della Gherardesca, entra in possesso della Tenuta San Guido, nei pressi di Bolgheri.
Qui inizia a sperimentare vitigni allora insoliti per la zona, piantando prima Cabernet Sauvignon e successivamente Cabernet Franc.
La sua intuizione era semplice ma al tempo stesso audace: verificare se il clima mitigato dal mare e i suoli sassosi potessero esprimere caratteristiche simili a quelle dei grandi vini bordolesi. Da queste prove nasce il Sassicaia, inizialmente prodotto in quantità limitate per uso privato e soltanto in seguito avviato alla commercializzazione.
Quando il Sassicaia arriva sul mercato negli anni Sessanta, non viene accolto senza resistenze. L’assenza dei vitigni tradizionali toscani come il Sangiovese e l’uso di varietà internazionali come Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc suscitano inizialmente scetticismo. Non si tratta più di un vino immediato e quotidiano, ma di un vino pensato per l’invecchiamento e per una nuova idea di eleganza e struttura.
Con il tempo, però, proprio questa differenza diventa il suo punto di forza. Il crescente riconoscimento internazionale e il successo del Sassicaia generano un effetto decisivo: in quella zona della Toscana nascono i cosiddetti vini “bordolesi” di Bolgheri, ovvero vini ispirati all’esperienza del Sassicaia e costruiti attraverso assemblaggi di diversi vitigni internazionali, soprattutto Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.
È proprio da questa intuizione riuscita che prende forma un nuovo stile produttivo, basato sull’uvaggio e su un’idea moderna di vino.
Il riconoscimento ufficiale arriva nel 1994 con la nascita della Bolgheri DOC, che sancisce definitivamente il valore di un modello produttivo nato fuori dagli schemi tradizionali. Da allora, Bolgheri è diventata in pochi decenni uno dei territori più apprezzati del panorama enologico internazionale, mentre il Sassicaia rimane ancora oggi il simbolo più rappresentativo di questa trasformazione.
